| Nella foto il Potenza versione 1993-94 che indossa una singola ed estrosa maglia a rombi in uno stadio sventolante di bandiere rosso e blù. Nella foto ammiriamo in piedi da sinistra: Sansonetti, Garzieri, Delle Donne, Mantelli, Intrieri, Caputo. Seduti da sinistra: Di Dio, Ruscitti, Camporese, Baldi e Del Giudice. Era dai tempi della serie B che non si vedeva un Potenza così. Ad un passo dai play-off per accendere in B. A pochi centimetri dalla storia. Forse. Sfortunatamente quel pallone scagliato dal pur bravo Ferazzoli dal dischetto del penalty, s'infranse sul palo, nella determinante gara interna contro i rivali di sempre, la Juve Stabia.
Allenatore di quel valoroso Potenza era Marcello Pasquino, scomparso solo qualche giorno fa. Nell'epoca del copia e incolla, di interviste stereotipate, di personaggi omologati e vincenti (forse...), il buon Marcello è stato un personaggio autentico. Mai banale, sempre acuto e sorprendente, quasi disincantato nelle sue dichiarazioni. Un piacere ascoltarlo. La sua era passione allo stato puro, merce rara al giorno d'oggi ma sempre di grande pregio; un'energia positiva e straordinaria che trasmetteva alla squadra e alla curva.
Un'alchimia che raramente capita. Lui era così, uno straordinario mix tra tenacia calabrese e humor all'inglese. Anche lontano da Potenza ha mantenuto saldo il rapporto con il capoluogo lucano ricordando, nelle sue interviste, con affetto i supporters rossoblù e citando quel simpatico striscione, che, a mò di metafora, per anni è stato presente al Viviani: "U Putenz è semb nu squadron".
E già, uno squadrone di cui lui, Marcello da Paola, sornione sotto i suoi baffetti, ne era il fiero condottiero. Senza retorica Marcello Pasquino entra di diritto, e a pieno titolo, nella storia rossoblu. Uno come lui è impossibile dimenticarlo.
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