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Nei primi campionati ufficiali disputati dal Potenza, a cavallo tra la seconda metà degli anni Trenta ed i primi anni Quaranta, nella squadra rossoblù trovò spazio una nutrita colonia di atleti provenienti dal Friuli e dall'Istria che contribuirono ad innalzare il tasso tecnico di quelle pionieristiche formazioni. Parliamo di oltre settant'anni fa. Erano anni in cui il calcio era soltanto passione e divertimento prima che venisse travolto dall'intrusione degli sponsor e dal dilagare delle tensioni odierne.
Parliamo di giocatori che non erano ancora professionisti pagati a peso d'oro o merce rara ricercata dalle fanciulle. Erano piuttosto allegri girovaghi, con la sensazione di lavorare divertendosi, o di non lavorare affatto. Ed allora conosciamo questi eroi che, in tempi in cui si viaggiava col treno e si tiravano calci ad un pallone di cuoio cucito a mano, fecero la “pazzia” di allontanarsi di oltre mille chilometri da casa per difendere i colori di una squadra che muoveva i primi passi della sua storia.

 
 
Si cominciò nella stagione 1934/35 , quando nell'allora Sport Club Lucano neopromosso in Prima Divisione arrivarono tre giocatori originari di Fiume: il portiere Kanz, il mediano Berghich e l'avanti (così si chiamavano a quei tempi gli attaccanti) Sablich. I tre conterranei disputarono un grande campionato, regalando alla matricola lucana una tranquilla salvezza.
Va dato merito a questi tre giovani poco più che ventenni per aver fatto un “salto nel buio”, aver scelto di giocare così lontano da casa e scendere al sud in un periodo in cui la Lucania era terra di confino, nel senso che i fascisti vi spedivano a soggiornarvi gli oppositori del regime. Un luogo che non godeva certo di fascino, ma il calore della gente e la tranquillità del posto convinsero due di loro ( (Berghich e Sablich) a tornare a Potenza appena dopo due
Potenza 1939/40
 
     

anni dopo, in Serie C: ma per entrambi la nuova esperienza lucana fu drammatica. Mario Berghich addirittura, pur essendo nella rosa, non vestì mai più la casacca rossoblù perché fu colpito da un male, la tubercolosi, che a quei tempi non dava scampo e che lo uccise a 25 anni non ancora compiuti (vedi anche il profilo di Berghich nell'Archivio delle Copertine). L'altro fiumano, Sablich, durante una gara subì un grave infortunio che lo privò della vista da un occhio e lo costrinse ad abbandonare il calcio ad appena 23 anni.
Sempre nella stessa stagione ( 1936/37 ) alcuni calciatori friulani giunsero a Potenza, al seguito dell'allenatore Umberto Zanolla di Monfalcone. Troviamo infatti quattro suoi conterranei (il difensore Spanghero, il mediano Russinov, l'attaccante Mazzoli ed il fratello minore di Zanolla, Ruggero) ed un istriano di Rovigno, l'altra punta Basile. Il gruppo rossoblù conquistò la salvezza con largo anticipo, lasciandosi alle spalle Lecce, Cerignola, Molfetta e Tosi Taranto. A fine stagione il tecnico Zanolla decise di riavvicinarsi a casa e firmò per l'Ampelea, la squadra di Isola d'Istria; molti giocatori lo seguirono.

 
 
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