Il nostro "detective della memoria" ha colpito ancora! Prendiamo a prestito questa bella definizione di Matteo Marani, direttore del Guerin Sportivo, citata nel suo bellissimo romanzo "Dallo scudetto ad Auschwitz. Vita e morte di Arpad Weisz" per introdurre questa nuova interessante monografia su Lino De Petrillo, bravissimo allenatore rossoblu negli anni settanta. Per la foto, davvero bella, ringraziamo Gaetano D'Aiuto, sempre prezioso il suo contributo, per avercela inviata.
LINO DE PETRILLO : “VENI, VIDI, VICI”
(di Attilio Oddone)
Nella ultra-novantennale storia del calcio a Potenza costellata di alterne vicende, di stagioni esaltanti ed anni bui, con campionati vittoriosi ed altri fallimentari, in cui le speranze e le delusioni si sono alternate in cicli troppe volte pendenti dalla parte delle sconfitte, c'è un solo allenatore che (se escludiamo i tornei regionali) può vantare due promozioni alla guida del Potenza: Lino De Petrillo.
Aquilino (così viene registrato all'anagrafe) De Petrillo nasce a Roccamonfina, in provincia di Caserta, il 3 marzo 1934 e per tutti è subito “Lino”. Ex calciatore di Terza Serie, milita soprattutto con il Pisa (per cinque anni) e con il San Vito Benevento.
Comincia la carriera di allenatore nella seconda metà degli anni Sessanta in Serie D subentrando sulla panchina del Signe, quindi si trasferisce in Sardegna dove guida in successione Tempio (1968/69), Alghero (1969/70) ed Olbia ( per un triennio, dal '70 al '73, in Serie C). Nella stagione 1973/74 siede sulla panchina della Nocerina neo-promossa in C e con i molossi ottiene un brillante ed insperato 3° posto a pari merito con la Casertana.
Alla vigilia del torneo di Serie D 1974/75 il presidente del Potenza Nino Somma lo chiama alla guida dei rossoblu. Dopo anni di delusioni – dopo un calvario durato otto stagioni, iniziato nel 1967/68 quando il Potenza retrocesse dalla Serie B e culminato nel '73 con la caduta in D – con l'arrivo di De Petrillo si crea un clima di fiducia ed entusiasmo attorno alla squadra che vivrà una stagione esaltante e, dopo tanto tempo, verrà seguita anche in trasferta da carovane di tifosi che non faranno mancare il loro sostegno lontano dal “Viviani” a Scarpa & Co.
E' un campionato epico, a tratti drammatico e con un finale thrilling, che il Potenza conduce sempre in testa: grazie ad uno strepitoso girone di andata i lucani, tallonati (ma sempre a distanza) prima dall'Ischia poi dal Lavello, al giro di boa sono primi con 4 punti di vantaggio (erano 5 la domenica precedente, massimo vantaggio sulla seconda) sulla Juve Stabia che sembra tagliata fuori per una partenza poco felice. Ed invece, poco alla volta, il Potenza rallenta (complice anche una squalifica del “Viviani” per 6 turni) mentre le “vespe” non sbagliano più una gara: il vantaggio pian piano si riduce ed alla penultima giornata c'è l'aggancio in vetta, all'ultima giornata c'è lo scontro diretto. Il campionato è diventato un libro giallo: sul campo neutro di Matera, Potenza e Juve Stabia pareggiano 1-1 (vantaggio potentino di Rinaldi, pari campano realizzato da Esposito, un lucano nato a Sant'Arcangelo) ed al 91' il rossoblu Savarese, nativo di Castellammare di Stabia, fallisce il rigore della vittoria. Nulla di fatto, c'è bisogno dello spareggio. Il campionato è più di un libro giallo! La “bella” si gioca a Bari una settimana dopo (è il 1° giugno 1975) ed il Potenza conquista la Serie C grazie al gol di Scarpa nel secondo tempo supplementare. Il libro del campionato svela un finale splendido: la vittoria è, con merito, del Potenza e la città dopo anni impazzisce di gioia.
Ma la felicità dura meno di un'estate: i soliti problemi societari inducono Somma alle dimissioni e De Petrillo, di conseguenza, si trasferisce a Campobasso. I lucani, mestamente, ridiscenderanno in Serie D mentre De Petrillo si fermerà un biennio in Molise (6° posto nel '76, esonero l'anno dopo).
Nella stagione 1977/78 il tecnico di Roccamonfina torna in Basilicata chiamato dal presidente Lauciello che vuole riportare il Potenza in C. E' questo un torneo che, per la ristrutturazione dei campionati e l'istituzione delle Serie C1 e C2 volute dalla FIGC, dà diritto al salto di categoria alle prime quattro classificate del girone. I lucani sono sempre nelle prime posizioni per tutta la stagione, ma poi i drammatici avvenimenti di Andria (il 5 marzo 1978 la gara Andria-Potenza è sospesa per invasione di campo, gli incidenti causano diversi feriti tra cui l'arbitro, colpito da teppisti scatenati; la società pugliese verrà poi radiata dai ruoli Federali) fanno passare in secondo piano le vicende d'alta classifica: Gallipoli e Lanciano finiscono prime gomito a gomito precedendo Potenza e Monopoli, ugualmente promosse in C2. Ma il terzo posto finale non toglie merito al cammino dei rossoblu ed al record di De Petrillo: due anni alla guida del Potenza e due promozioni in Serie C.
Poi, ancora una volta, la storia si ripete e De Petrillo, dopo aver condotto il Potenza al successo in campionato, va altrove: siederà sulle panchine di Messina, Catania (dove raggiungerà il maggior successo professionale conducendo gli etnei alla promozione in Serie B nella stagione 1979/80), Benevento, Lucchese, Cosenza, ancora Nocerina, Sorrento, Atletico Catania ed Enna (con cui conquisterà una promozione in C2 nel 1989/90).
Tecnico competente ed esperto, dotato di giudizio ponderato ed improntato al buon senso, De Petrillo viene ricordato anche (e soprattutto) per le sue doti umane: persona misurata e tranquilla, saggia ed onesta, che ha saputo infondere negli ambienti dove ha lavorato ed alle squadre che ha guidato sicurezza e serenità. Ha un figlio, Alessio, che ha seguito le sue orme ed è allenatore professionista.
Lino De Petrillo: un grande tecnico, un grande condottiero: proprio come Cesare, “venne, vide, vinse”.
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