E' quasi inevitabile. I ricordi e le emozioni più forti ed intense sono legate alla nostra infanzia, all'adolescenza. Ricordo quando insieme a mio padre e mio fratello, sul finire degli anni settanta, iniziai a frequentare lo stadio Viviani. Avevo sentito parlare, sin da piccolo, da mio padre del Potenza della serie B. Avevamo in casa un libro di Pino Gentile che raccontava la storia dei rossoblù e lui che lasciava il segno laddove era arrivato a leggere. Boninsegna, Agroppi, Bercellino, Canuti ... questi nomi erano a me noti già da quando frequentavo le scuole elementari mentre stava nascendo in me, gradualmente, un grande passione. Era bello andare al campo sportivo con loro, una sorta di rito domenicale, dopo il pranzo a vedere la partita del Potenza. Sono passati tanti anni e la passione è rimasta intatta, solo che ora, allo stadio, ci vado con gli amici.

Mio padre da una ventina d'anni, al Viviani, non veniva più, l' avanzare dell'età, gli acciacchi vari glielo impedivano. Ma al mio ritorno dalla partita a casa sempre la stessa domanda. "Che ha fatto il Potenza?" Abbiamo visto insieme in diretta TV tre anni fa la gara play-off di Benevento che è valsa la promozione in C1. L'ho visto sorridere al gol di Delgado mentre io impazzivo di gioia.

Mio padre ci ha lasciati qualche giorno fa, in un freddo mattino di fine gennaio, dopo una terribile malattia. Un vuoto immenso, tanti ricordi e insegnamenti e l'eredità di grande amore, fra gli altri, quello per i colori rossoblù.

Ciao papà, mi mancherai.

"Mio padre mi teneva per mano e quando entrammo allo stadio mi sembrò il paradiso; una giornata di sole splendida, il campo era verde, le righe nitidissime come le reti delle porte, entrarono le squadre e le maglie avevano quei colori così intensi che avrei amato per sempre".
Giancarlo.